Settimana dall’8 al 15 marzo

Il popolo ebbe sete

Il popolo di Israele è nel deserto, uscito dall’Egitto, vive l’Esodo e ha sete e grida mormora contro Dio e contro Mosè. È il grido di chi si trova in difficoltà, ma è il grido ancora più profondo che nasce dal cuore dell’uomo che cerca il senso vero della propria vita. È la richiesta della donna di Samaria che incontra Gesù al pozzo. È Gesù che le chiede dell’acqua, ed è starno che un uomo rivolga la parola ad una donna e ancora di più samaritana! È Gesù che dimostra di avere sete, sete di rivelare che Lui è l’Acqua che disseta per sempre, che è la Sua vita che dà pienezza ad ogni desiderio di amore e di affetto. Si adora in Spirito e Verità dirà alla donna; un nuovo modo di relazionarsi con il Padre, con Dio, lo facciamo attraverso il Figlio Gesù, il dono dello Spirito che ci rende nuovi e dobbiamo sempre di più approfondire e “gustare” perché ci “disseta nelle varie seti” che viviamo. Quante volte ci accontentiamo di poco, troppo poco nel cammino del nostro credere, ci accontentiamo del già conosciuto in modo superficiale o di regole. L’incontro col Signore nasce dal cuore e si vive nei fatti concreti quotidiani della vita e ci aiuta a vivere la speranza e la certezza che non siamo soli ed abbandonati e che “non deve bastarci il solo presente”. “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice dammi da bere. Chi beve di quest’acqua non avrà mai più sete!” L’acqua è la parola di Dio da ascoltare e fare nostra, che diventi vita.” Credete che la Parola di Dio che ascoltate è viva. È viva per te adesso. Ti coinvolge. Ti prende dentro. Ti riguarda. Ti cambia. È dall’ascolto che nasce la relazione. È dall’ascolto che nasce la fede. È dall’ascolto che nasce il cambiamento”. Il caro don Edy Savietto se le ricordò, le avevamo dette tanti anni fa ad Assisi, lui faceva la 4a superiore... con tanti altri giovani. Grazie don Edy, prega per noi!

don Antonio

 

Alla scoperta del nostro Battesimo

Attorno ai brani evangelici che ci sono proposti nelle tre ultime domeniche di Quaresima (III, IV, V del ciclo Anno A), la Chiesa antica modellava il cammino dei catecumeni, come erano chiamati coloro che si preparavano a ricevere il battesimo (insieme con la cresima e l’eucaristia) nella Notte di Pasqua. Sono testi ricchi di parole e di segni che rivelano la profonda spiritualità del Vangelo secondo Giovanni che li contiene e per questo considerato “il Vangelo spirituale”. Da una parte questi testi ci guidano alla comprensione del ricco simbolismo dei segni del nostro battesimo: l’acqua (III domenica: vangelo della samaritana), la luce (IV domenica: vangelo della guarigione del cieco nato), la vita (V domenica: vangelo della risurrezione di Lazzaro). L’acqua è il segno della vittoria pasquale di Cristo sul peccato e sulla morte: è “l’acqua viva” in cui ci immerge il nostro battesimo.


La luce è l’ambito di Cristo risorto, simboleggiato nel Cero pasquale posto accanto al fonte battesimale, da dove illumina tutta l’esistenza del battezzato. La vita ha origine dalla risurrezione di Cristo, che nel battesimo ci spoglia dell’uomo vecchio (il peccato) e ci riveste di lui, uomo nuovo. Dall’altra parte questi testi ci presentano un itinerario di fede che conduce gradualmente alla piena conoscenza di Gesù Figlio di Dio e Salvatore, come professiamo nel nostro battesimo.


È l’itinerario della samaritana, che vede in Gesù prima un giudeo e uno più grande di Giacobbe, poi un profeta e infine lo riconosce come Messia e Salvatore. È anche l’itinerario del cieco nato, che giunge alla piena fede in Gesù “Figlio dell’uomo” (uno dei titoli di Gesù) attraverso la gradualità della sua conoscenza (“un uomo di nome Gesù”, “un profeta”). È l’itinerario che rispecchia la gradualità con cui il catecumeno giungeva alla fede in Gesù. Ma è anche l’itinerario che ognuno di noi è chiamato a percorrere, sull’esempio dei personaggi proposti da questi brani evangelici.