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Da "Vita del Popolo", 14 feb 17

Nota del parroco del Duomo di Montebelluna, mons. Antonio Genovese, in merito alla morte di Dino Bettamin, malato di Sla

“Spero di sentire solo parole di vicinanza e rispetto in questi giorni, per Dino e per tutte le persone coinvolte, non giudizi sommari. Io stesso da Dino e dal suo modo di vivere la sofferenza sono stato edificato”: è il parroco della parrocchia del Duomo di Montebelluna, mons. Antonio Genovese, a parlare così all’indomani della morte di Dino Bettamin, l’ex macellaio di 70 anni che si è spento  dopo cinque anni di lotta contro la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica).

“Ho seguito Dino in questi due anni e mezzo, da quando sono arrivato a Montebelluna – racconta il parroco -. Era una persona buona, che ha portato la propria sofferenza con grande coraggio, ha combattuto insieme alla moglie e ai figli, ma ultimamente soffriva moltissimo, per le crescenti difficoltà causate dalla malattia e per la perdita di alcune persone care. Di fronte a queste sofferenze crescenti e senza nessuna possibilità di migliorare ha chiesto semplicemente di essere accompagnato attraverso il sonno verso l’incontro con il Signore, sempre sostenuto con fiducia e forza dalla sua famiglia. Era una persona di grande fede – sottolinea mons. Genovese -, pochi giorni fa ha chiesto l’Unzione degli infermi. Era lucido, abbiamo pregato insieme. Si è davvero fatto accompagnare alla Casa del Padre, con fiducia e abbandono. Non è stata staccata nessuna spina, la sedazione profonda è prevista dalle cure palliative per attenuare”.

“La morte per noi cristiani non è un rifiuto della vita, e non lo è certo stato per Dino – aggiunge il parroco, che domani celebrerà il funerale di Dino Bettamin – ma è un andare incontro al Signore. Chi gli è stato accanto ha potuto leggere, in questo suo desiderio di andare al Padre, lo stesso desiderio espresso da Giovanni Paolo II, al termine della sua vita, quel ‘lasciatemi andare’ frutto di fede e di abbandono nelle braccia del Signore della vita”.